Un sabato sera di fine maggio, un weekend di ponte, l’estate che bussa irruente alla porta.
Mi ritrovo a presentare una raccolta di poesie di una giovane poetessa in un bello spazio in centro a Milano intitolato a Falcone e a Borsellino.
Book Talk della Giacovelli Editore.

Quando si presenta l’opera di un altro scrittore è un grande privilegio, ma è anche
un’immensa responsabilità.
Significa entrare nel mondo che qualcuno ha costruito con amore e coraggio, a cui ha
dedicato tanto tempo della propria vita, in cui a volte ha pianto perché la pagina
rimaneva bianca, in cui ha gioito quando vedeva i suoi personaggi prendere forma e le sue emozioni trasformarsi in parole.
Io sono stata fortunata in quanto il libro “Terapia del dolore” di Veronica Piazza mi ha conquistato subito, mi ha emozionato tantissimo, a volte ferita, detto in parole semplici, mi è piaciuto molto.
Una scrittura potente e autentica che arriva dritta al cuore.
Ho sempre invidiato, ovviamente in maniera sana, i poeti, in quanto riescono in pochi versi a creare quel legame emotivo con i propri lettori; noi che scriviamo romanzi siamo molto più fortunati in quanto abbiamo più pagine per riuscirci.

Proprio perché il libro che ho presentato è tutto questo, mi è stato più facile trovare le
domande, ovviamente condivise con la scrittrice, anche perché l’argomento era molto impegnativo: l’amore tossico, quello che ti annienta, che ti intrappola, che non ti fa più esistere, che ti lascia ferite che apparentemente guariranno, ma saranno sempre lì, che ti fa dubitare di te stessa, che non ti fa respirare, che non ti fa vivere.

Molto più difficile fare il relatore quando un libro non ti coinvolge, non ti emoziona,
anche perché il pubblico se ne accorge immediatamente; non tutti hanno doti di
recitazione e la presentazione di un libro deve essere vera, non deve diventare una recita.
Poi ovviamente arriva anche il momento in cui si abbandonano gli appunti e si va anche un po’ a braccio ed è il tempo più bello, più vero perché è solo così che le emozioni trovano spazio, si liberano ed è in quel momento che si crea quella complicità tra relatore e scrittore, fatta anche di sguardi e, a volte, di silenzi.
Infatti devi sapere anche farti indietro perché non è il tuo libro e non è la tua serata, anche se parleresti per ore e ore di quell’opera che ti ha preso il cuore, ma devi essere lì pronta a dare la tua spalla al momento giusto, ad accompagnare, a sostenere, ma sempre con discrezione.

 

Mai sovrastare la voce di chi quella storia l’ha vissuta e scritta.
Se poi alla fine della serata il pubblico applaude, fa domande e si porta a casa il libro, capisci che si è creato un ponte tra scrittore e lettori: è stato bello esserci, ma il merito rimane tutto dello scrittore e della sua opera.

Termino consigliandovi la lettura di “Terapia del dolore” di Veronica Piazza edito da Giacovelli Editore perché tra le sue pagine ci sono parole preziose e la speranza che il tuo cuore possa di nuovo battere per te stessa.