Mi sono sempre chiesta se si possono dare dei consigli di lettura anche perché leggere è una delle esperienze più personali che esista: un romanzo può farmi emozionare e lasciare invece indifferente un altro lettore.
Credo però che condividere le emozioni che un libro ci regala sia sempre anche un invito al dialogo.

Per questo motivo oggi desidero raccontarvi il mio incontro con il romanzo “Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi, un libro che mi ha profondamente emozionata e mi ha offerto molti spunti di riflessione.

È una storia vera e le vicende realmente accadute hanno sempre esercitato su di me un fascino particolare: la Nafisi, professoressa universitaria nata a Teheran, ha insegnato anche nella sua città natale prima di trasferirsi negli Stati Uniti, dove attualmente vive.

Il cuore del libro è la condizione delle donne nell’Iran della rivoluzione islamica, ma non vuole essere solamente una denuncia, anzi la Nafisi con molta eleganza non contrappone mai direttamente la situazione in Occidente con quella in Iran, sarebbe anche troppo scontato e semplicistico: nelle pagine del suo romanzo emergono donne che hanno gli stessi desideri, le stesse paure, gli stessi dubbi, le stesse speranze a prescindere da dove sono nate e da dove vivono.

Attorno a questo nucleo si sviluppa uno degli aspetti più affascinati del libro: i seminari clandestini di letteratura
occidentale che la Nafisi organizza con alcune studentesse nella propria casa. In un paese in cui questi libri sono banditi, queste ragazze ne discutono, si interrogano, riflettono, a volte dissentono. Attraverso romanzi come “Lolita”, “Orgoglio e pregiudizio” e “Il grande Gatsby”, queste giovani donne imparano a osservare con occhi diversi la realtà che vivono ogni giorno.

La letteratura diventa così un momento di crescita personale, ma soprattutto uno spazio di libertà, un rifugio e un
momento di resistenza. Senza ricorrere alla violenza, le ragazze dissentono contro chi vorrebbe controllare anche le loro menti, ponendosi domande.
Il messaggio potente che la Nafisi lancia, secondo me, in questa sua opera è che la letteratura è di tutti, a prescindere dalla propria nazionalità, dalla religione e dalla realtà che viviamo ed è una grande forma di libertà e di crescita personale.

Del resto nel passato si distruggevano i libri perché si era capita la loro potenza.
La scrittura della Nafisi è intensa e intima, capace di arrivare al cuore e di continuare a farvi riflettere anche quando avete letto l’ultima pagina.
Direi che questo libro merita un posto nelle nostre librerie.