Buongiorno amici.

È da gennaio che non scrivo nel mio blog, ma non perché io sia stata rapita da una setta satanica o abbia deciso di vivere in una grotta senza Wi-Fi, ma perché la promozione del mio libro mi ha completamente assorbita.

Eh sì perché al di là del piacere di raccontare la propria opera, quando va a braccetto con un progetto di beneficenza, non puoi certo permetterti il lusso di fare l’artista maledetta che guarda nel vuoto bevendo un gin tonic.

Devi promuovere, devi organizzare, devi sorridere sempre nonostante tutto.

Lo devi a te stessa, alle persone che hanno avuto fiducia in te e ovviamente al progetto di beneficenza.

E così iniziano i momenti di sconforto, quegli attimi in cui guardi il soffitto e pensi: “Ma chi me l’ha fatto fare?”, “Quasi quasi mollo tutto”.

Ma non ce la fai a lasciare tutto perché sei un’inguaribile sentimentale.

Ma andiamo per ordine.

Ti svegli una mattina e dici: “Devo organizzare la presentazione del mio libro”.

Frase che, detta così, sembra suggestiva e beneaugurante, ma che nella realtà ha il significato di andare a giocare al casinò senza soldi e senza fortuna.

La prima missione è trovare uno spazio accogliente, ovviamente gratuito o con un affitto molto molto basso perché, nel fantastico mondo dell’arte, il tuo budget è formato solamente da entusiasmo e una buona dose di speranza.

Quindi telefoni e scrivi a librerie, associazioni, circoli letterari, biblioteche, sale eventi, castelli medioevali, ah no questi ultimi no, scusate mi sono fatta prendere la mano.

Qualcuno ti risponde, qualcuno no, qualcuno ti propone giustamente un affitto che l’entusiasmo e la speranza non possono pagare.

Certamente se fossi Isabel Allende sarebbe tutto diverso, ma qui stiamo parlando di comuni mortali, quelli che quando dicono “sono uno scrittore” vengono guardati con la stessa espressione che si riserva agli allevatori di ippogrifi.

Seconda missione: il relatore; non posso certo fare un monologo all’altezza di quello di Robin Williams ne “L’attimo fuggente”.

E così inizi a mendicare esseri umani disponibili, senza vergogna e che amino la lettura.

La ricerca è molto difficile anche perché, da bambino, nessuno sogna di diventare un moderatore nella presentazione di un libro di un autore perennemente emergente, per non dire non famoso.

Ma la fortuna ci sorride perché l’editore che forse ti ha già aiutato per lo spazio, ci viene incontro anche per il relatore oppure tra gli amici si trova sempre qualcuno pronto a sacrificarsi.

Ma non basta e arriviamo alla terza missione perché lo scrittore perfezionista vuole anche qualcuno che legga alcuni estratti tratti dal suo libro.

Avrete già indovinato: ovviamente gratis!

A questo punto cominci a contattare amici, amici di amici, ex compagni di teatro, allievi di scuola di recitazione, persone che una volta hanno letto ad alta voce un menù di una trattoria con un certo pathos.

E ti giochi pure la carta della riconoscenza: “Ti ricordi 15 anni fa quando eravamo al cinema e tu cominciasti a tossire rovinosamente a spettacolo iniziato? Per fortuna c’ero io al tuo fianco con un golia. Avrei da chiederti un favorino…”

Ora, più stressato che mai, sei a buon punto: hai la sala, il relatore e l’attore, ma manca la data e l’orario del fatidico giorno.

E qui impazzisci definitivamente: se fai l’evento in settimana la gente lavora, nel weekend la gente parte, d’estate va al mare, d’inverno ha freddo, quando piove non esce, quando c’è il sole vuole stare all’aria aperta e non ad ascoltare te al chiuso.

Alla fine lanci la moneta e scegli una data e un orario a caso, affidandoti alla provvidenza.

Poi parte la promozione in tutta la galassia e oltre e qui ti trasformi in un terribile stalker.

Crei locandine, storie Instagram, post Facebook, video motivazionali girati sul divano di casa, messaggi WhatsApp che iniziano sempre con “scusa il disturbo”, cercando sempre un equilibrio tra il “vi aspetto numerosi” e “vi prego venite”.

Ti appunti sulla agenda anche di fare un remind qualche giorno prima a chi ti pareva interessato.

Se poi vuoi offrire un rinfresco, il livello di ansia aumenta vertiginosamente perché nessuno ti dirà mai chiaramente se verrà o a quei pochi che ti dicono di sì può succedere un imprevisto.

Ma allora quante pizzette devo far preparare? Dieci o ottanta?

E infine arriva il grande giorno!

Tu sorridi sempre, simulando rilassatezza e sistemando la sala, ma il tuo telefono ogni trenta secondi trilla anticipando i messaggi “Scusa ho la febbre”, “Esco tardi dal lavoro”, “Ci sono con il cuore”, “Il cane sta poco bene”.

Poi però succede qualcosa: la gente arriva davvero, si siede, ascolta, si emoziona, fa domande che ti fanno sembrare quasi una persona seria e in quel preciso istante capisci che, nonostante lo stress e le paranoie, giocare a fare lo scrittore è una delle cose più belle del mondo.